La decisione della Turchia di abbassare le relazioni diplomatiche con Israele ad un “secondo livello”, rientra in una chiara strategia che, ormai da un paio di anni, Ankara sta seguendo con il preciso scopo di rilanciare la sua forza nell’area mediorientale. La Mavi Marmara e il cosiddetto “Rapporto Palmer” (che ha dichiarato legale il blocco navale su Gaza), sono stati solamente due mezzi – certamente importanti - per raggiungere il rilancio dell’influenza turca nella regione, questa volta facendo leva soprattutto sulle velleità islamiche moderate della Repubblica creata nata nel 1923.
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venerdì 9 settembre 2011
LA TURCHIA ROMPE CON ISRAELE PER "SUPERARE" IRAN E ARABIA SAUDITA
La decisione della Turchia di abbassare le relazioni diplomatiche con Israele ad un “secondo livello”, rientra in una chiara strategia che, ormai da un paio di anni, Ankara sta seguendo con il preciso scopo di rilanciare la sua forza nell’area mediorientale. La Mavi Marmara e il cosiddetto “Rapporto Palmer” (che ha dichiarato legale il blocco navale su Gaza), sono stati solamente due mezzi – certamente importanti - per raggiungere il rilancio dell’influenza turca nella regione, questa volta facendo leva soprattutto sulle velleità islamiche moderate della Repubblica creata nata nel 1923.venerdì 5 agosto 2011
LA RIVOLUZIONE NELLE "CIVIL-MILITARY RELATIONS" IN TURCHIA: ANALISI E PROSPETTIVE
Si potrebbe chiamarla la “rivoluzione nelle civil-military relations” in Turchia. Quanto sta accadendo in questi giorni ad Ankara, rappresenta una vera e proprio svolta storia per quanto concerne la politica interna (e non solo) della Repubblica creata da Mustafa Kemal Atatürk nel 1923. Si ricorderà che, con lo scoppio dello scandalo denominato “Ergenok” e dopo il cosiddetto “affare Bayloz”, tra i vertici militari e il Governo era scoppiato un vero e proprio scontro politico. In un raid improvviso, infatti, Erdogan aveva fatto arrestare numerosi vertici militari e intellettuali di rilievo con l’accusa di voler creare una “strategia delle tensione” nel Paese e favorire un golpe militare. mercoledì 3 agosto 2011
SIRIA E IRAN: QUATTRO IMPORTANTI DIFFERENZE
La rivolata popolare in Siria sta attraversando in questi giorni il suo momento più alto. La repressione del regime si è fatta sempre più forte e i carri armati di Maher al-Assad hanno compiuto una vera e propria strage a d Hama. La Comunità internazionale ha espresso il proprio sdegno ma, nonostante la coraggiosa mossa della Farnesina che ha richiamato il suo Ambasciatore a Damasco, la diplomazia europea non sembra intenzionata a seguire la linea italiana. Il Consiglio delle Nazioni Unite, da parte sua, è praticamente bloccato dal veto di Russia e Cina, interessate alla stabilizzazione del regime siriano e non alla sua eventuale caduta. Proprio per l’impossibilità di intervenire militarmente, diversi analisti hanno paragonato il caso siriano al caso iraniano e ne hanno evidenziato le differenze con la situazione libica. Nonostante alcune similitudini, però, Damasco e Teheran sono assai differenti.martedì 26 luglio 2011
IL SIGNIFICATO (GEO)POLITICO DEL NUOVO ACCORDO ENERGETICO TRA IRAN, IRAQ E SIRIA.
Il 25 luglio le agenzie di stampa internazionali hanno battuto la notizia della firma di un nuovo importante accordo in campo energetico tra Iran, Iraq e Siria. L’accordo, del valore di oltre 10 miliardi di dollari, prevede la costruzione di un nuovo gasdotto che, partendo dal porto iraniano di Assalouyeh (provincia di Bushehr), raggiungerà Damasco passando per l’Iraq. Il nuovo “pipeline” dovrebbe garantire 25 millioni di metri cubi di gas al giorno sia alla Siria che all’Iraq (il gas è quello dell’impianto di South Pars nel Golfo Persico). Ci sono diversi motivi per cui, un patto del genere, deve far riflettere la diplomazia internazionale. Di seguito tratteremo brevemente tre di queste ragioni. lunedì 25 luglio 2011
HAMAS SI RIARMA GRAZIE ALLA "PRIMAVERA ARABA" E ALLA GUERRA IN LIBIA
di Daniel Arbib Tiberi
La “Primavera araba” ha aperto la strada alla ribellione di molti giovani che, umiliati da anni di regime autoritario, hanno deciso di ribellarsi a sistemi corrotti e repressivi. Per un altro verso, però, la rivolta nei paesi mediorientali ha riportato al centro dello schema politico i partiti islamisti favorevoli alla sharia e ha creato un generale stato di anarchia nell’area che, per il momento, non è ancora possibile capire come terminerà. Uno degli effetti collaterali di questa situazione potrebbe essere l’arrivo di un enorme quantitativo di armamenti nella Striscia di Gaza. L’allarme è stato lanciato dall’intelligence israeliana e ripreso dal quotidiano progressista Haaretz.
La “Primavera araba” ha aperto la strada alla ribellione di molti giovani che, umiliati da anni di regime autoritario, hanno deciso di ribellarsi a sistemi corrotti e repressivi. Per un altro verso, però, la rivolta nei paesi mediorientali ha riportato al centro dello schema politico i partiti islamisti favorevoli alla sharia e ha creato un generale stato di anarchia nell’area che, per il momento, non è ancora possibile capire come terminerà. Uno degli effetti collaterali di questa situazione potrebbe essere l’arrivo di un enorme quantitativo di armamenti nella Striscia di Gaza. L’allarme è stato lanciato dall’intelligence israeliana e ripreso dal quotidiano progressista Haaretz.lunedì 11 luglio 2011
ECCO COME IL RIVOLUZIONARIO IRAN AIUTA I REGIMI IN SIRIA E IN LIBIA...
di Daniel Arbib Tiberi
Quando la “Primavera Araba” ha cominciato ad occupare le prime pagine di tutti i telegiornali internazionali, la Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato il suo sostegno ufficiale ai movimenti di rivolta popolare. A dispetto delle repressioni messe in atto dopo le elezioni presidenziali del 2009 in Iran, Teheran ha sostenuto pubblicamente che le rivolte arabe fossero direttamente ispirate dalla rivoluzione khomeinista del 1979 e ha “benedetto” i rivoltosi come dei martiri della libertà. Un’azione politica apparentemente comprensibile. Se non fosse per il fatto che, nella realtà, si è trattato di una benedizione impartita ad uso e consumo degli interessi geostrategici del regime guidato dall’Ayatollah Khamenei.
Quando la “Primavera Araba” ha cominciato ad occupare le prime pagine di tutti i telegiornali internazionali, la Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato il suo sostegno ufficiale ai movimenti di rivolta popolare. A dispetto delle repressioni messe in atto dopo le elezioni presidenziali del 2009 in Iran, Teheran ha sostenuto pubblicamente che le rivolte arabe fossero direttamente ispirate dalla rivoluzione khomeinista del 1979 e ha “benedetto” i rivoltosi come dei martiri della libertà. Un’azione politica apparentemente comprensibile. Se non fosse per il fatto che, nella realtà, si è trattato di una benedizione impartita ad uso e consumo degli interessi geostrategici del regime guidato dall’Ayatollah Khamenei. giovedì 7 luglio 2011
LA GERMANIA VENDE I TANK ALL'ARABIA SAUDITA E SI ALLONTANA DALL'IRAN
di Daniel Arbib Tiberi
La notizia sta creando numerose polemiche in Germania da qualche giorno: il Governo di Angela Merkel intende vendere all’Arabia Saudita 200 tank Leopard 2, carro armato prodotto dalla Krauss-Maffei Wegmann, in un accordo bilaterale dal valore di miliardi di euro. La notizia è stata diffusa inizialmente dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung (SZ) e confermata dopo alcuni giorni dal Vice Ministro dell’Economia della Germania Hans-Joachim Otto. Hans-Joachim Otto, da parte sua, ha rimandato al mittente le polemiche evidenziando come Riyadh rappresenti per Berlino “un super-potenza regionale”.
La notizia sta creando numerose polemiche in Germania da qualche giorno: il Governo di Angela Merkel intende vendere all’Arabia Saudita 200 tank Leopard 2, carro armato prodotto dalla Krauss-Maffei Wegmann, in un accordo bilaterale dal valore di miliardi di euro. La notizia è stata diffusa inizialmente dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung (SZ) e confermata dopo alcuni giorni dal Vice Ministro dell’Economia della Germania Hans-Joachim Otto. Hans-Joachim Otto, da parte sua, ha rimandato al mittente le polemiche evidenziando come Riyadh rappresenti per Berlino “un super-potenza regionale”.mercoledì 9 febbraio 2011
QUANTO PIACE LA RIVOLUZIONE EGIZIANA A TEHERAN?
di Daniel Arbib Tiberi
Il Medioriente è in rivolta e, certamente, comunque vadano a finire i processi in atto, la geopolitica della regione subirà una mutazione non indifferente. Tunisia, Algeria, Yemen ed Egitto hanno già, più o meno radicalmente, mutato i loro regimi politici, mentre in Giordania e Siria sono state avviate una serie di riforme atte a prevenire le rivolte di massa (se a Damasco il processo pare riuscito, ad Amman ancora si vive nella paura). Il Mediterraneo, insomma, è in movimento e, più di tutti, è il caso egiziano che preoccupa gli osservatori.
Il Medioriente è in rivolta e, certamente, comunque vadano a finire i processi in atto, la geopolitica della regione subirà una mutazione non indifferente. Tunisia, Algeria, Yemen ed Egitto hanno già, più o meno radicalmente, mutato i loro regimi politici, mentre in Giordania e Siria sono state avviate una serie di riforme atte a prevenire le rivolte di massa (se a Damasco il processo pare riuscito, ad Amman ancora si vive nella paura). Il Mediterraneo, insomma, è in movimento e, più di tutti, è il caso egiziano che preoccupa gli osservatori. giovedì 13 gennaio 2011
HEZBOLLAH RITIRA I SUOI MINISTRI DAL GOVERNO: UN CHIARO MESSAGGIO ALLA SIRIA...
di Daniel Arbib Tiberi
Ancora una volta il Libano rischia di precipitare nel caos. Con l’avvicinarsi della sentenza del Tribunale Speciale Internazionale (TSI), presieduto dall’Olanda dall’italiano Sabino Cassese, l’opposizione libanese capitanata da Hezbollah ha fatto muro: i dieci Ministri del Governo legati al “Partito di Dio” hanno rassegnato le loro dimissioni, proprio mentre il Primo Ministro libanese Saad Hariri si trovava negli Stati Uniti per cercare una mediazione americana. Davanti alla probabile condanna di Hezbollah da parte del TSI, i miliziani sciiti hanno chiesto al Premier di sfiduciare il tribunale e di prendere una posizione chiara a favore del movimento islamico.
Ancora una volta il Libano rischia di precipitare nel caos. Con l’avvicinarsi della sentenza del Tribunale Speciale Internazionale (TSI), presieduto dall’Olanda dall’italiano Sabino Cassese, l’opposizione libanese capitanata da Hezbollah ha fatto muro: i dieci Ministri del Governo legati al “Partito di Dio” hanno rassegnato le loro dimissioni, proprio mentre il Primo Ministro libanese Saad Hariri si trovava negli Stati Uniti per cercare una mediazione americana. Davanti alla probabile condanna di Hezbollah da parte del TSI, i miliziani sciiti hanno chiesto al Premier di sfiduciare il tribunale e di prendere una posizione chiara a favore del movimento islamico. lunedì 3 gennaio 2011
L'ATTENTATO ALLA COMUNITA' COPTA IN EGITTO: TRA PERSECUZIONE RELIGIOSA E STRATEGIA POLITICA
di Daniel Arbib Tiberi
Il nuovo anno è cominciato in maniera drammatica per l’Egitto: una fortissima esplosione, infatti, ha colpito la Chiesa copta di Alessandria d’Egitto, provocando la morte di 22 persone la cui unica colpa era quella di essersi riuniti per pregare insieme e celebrare il 2011. Immediatamente dopo l’attentato, l’Egitto è entrato nel caos. I copti, simbolo stesso dell’Egitto, sono scesi in strada per manifestare contro il Governo e le discriminazioni che subiscono da parte di una frangia della popolazione mussulmana.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: chi aveva interesse a colpire la Comunità copta e per quale motivo? A questa domanda è possibile dare almeno due risposte di diversa natura.
Il nuovo anno è cominciato in maniera drammatica per l’Egitto: una fortissima esplosione, infatti, ha colpito la Chiesa copta di Alessandria d’Egitto, provocando la morte di 22 persone la cui unica colpa era quella di essersi riuniti per pregare insieme e celebrare il 2011. Immediatamente dopo l’attentato, l’Egitto è entrato nel caos. I copti, simbolo stesso dell’Egitto, sono scesi in strada per manifestare contro il Governo e le discriminazioni che subiscono da parte di una frangia della popolazione mussulmana. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: chi aveva interesse a colpire la Comunità copta e per quale motivo? A questa domanda è possibile dare almeno due risposte di diversa natura.
martedì 6 luglio 2010
IL SAADET PARTISI, OVVERO IL PARTITO DELLA FELICITA' TURCO...
di Daniel Arbib Tiberi
Tra i nove morti della nave Mavi Marmara – una delle sei navi che ha tentato di forzare il blocco navale nella Striscia di Gaza – sono stati ritrovati anche i corpi di due attivisti islamici del Partito della Felicità (Saadet Partisi - SP), movimento di cui risulta assai interessante tracciare un breve profilo. Il Partito della Felicità (SP) è oggi - insieme al più famoso AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) del Primo Ministro Erdogan – uno dei gruppi politici di ispirazione islamista presente in Turchia. Sia il SP che l’AKP rappresentano gli eredi del più famoso partito islamico della storia turca, quel Partito della Prosperità (Refah Partisi) guidato da Necmettin Erbakan, che è stato disciolto definitivamente nel giugno del 2001.
Tra i nove morti della nave Mavi Marmara – una delle sei navi che ha tentato di forzare il blocco navale nella Striscia di Gaza – sono stati ritrovati anche i corpi di due attivisti islamici del Partito della Felicità (Saadet Partisi - SP), movimento di cui risulta assai interessante tracciare un breve profilo. Il Partito della Felicità (SP) è oggi - insieme al più famoso AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) del Primo Ministro Erdogan – uno dei gruppi politici di ispirazione islamista presente in Turchia. Sia il SP che l’AKP rappresentano gli eredi del più famoso partito islamico della storia turca, quel Partito della Prosperità (Refah Partisi) guidato da Necmettin Erbakan, che è stato disciolto definitivamente nel giugno del 2001. venerdì 2 aprile 2010
ISRAELE - TURCHIA: EPPUR SI MUOVE...
di Daniel Arbib Tiberi
Il sito DefenseNews, specializzato in informazioni relative al mondo della Difesa, ha dato notizia della consegna di diversi droni, aerei senza pilota usati soprattutto per il controllo del terreno, da parte della Israel Military Industries (IMI) alla Turchia. La consegna, per quanto è dato sapere, farebbe parte di un accordo molto importante del valore di 185 milioni di dollari. Secondo la fonte, Israele avrebbe consegnato sinora sei droni Heron e altri quattro verranno consegnati ad Ankara per la fine di aprile.
Il sito DefenseNews, specializzato in informazioni relative al mondo della Difesa, ha dato notizia della consegna di diversi droni, aerei senza pilota usati soprattutto per il controllo del terreno, da parte della Israel Military Industries (IMI) alla Turchia. La consegna, per quanto è dato sapere, farebbe parte di un accordo molto importante del valore di 185 milioni di dollari. Secondo la fonte, Israele avrebbe consegnato sinora sei droni Heron e altri quattro verranno consegnati ad Ankara per la fine di aprile.giovedì 4 marzo 2010
DUBAI E LE "CARATTERISTICHE FISICHE" DEGLI ISRAELIANI...
di Daniel Arbib Tiberi
Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno deciso di agire diplomaticamente contro Israele, in seguito all’uccisione di Mahmoud al-Mabhoub, esponente di spicco di Hamas molto vicino al regime di Teheran. Da ora, infatti, per i cittadini israeliani in possesso di doppia nazionalità, sarà estremamente difficile entrate nell’Emirato. Come noto, Israele ed UAE, non hanno ufficialmente relazioni diplomatiche, ma numerosi uomini d'affari israeliani, con il beneplacito della ricca monarchia del Golfo, arrivano quotidianamente a Dubai per concludere accordi di notevole rilevanza economica.
Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno deciso di agire diplomaticamente contro Israele, in seguito all’uccisione di Mahmoud al-Mabhoub, esponente di spicco di Hamas molto vicino al regime di Teheran. Da ora, infatti, per i cittadini israeliani in possesso di doppia nazionalità, sarà estremamente difficile entrate nell’Emirato. Come noto, Israele ed UAE, non hanno ufficialmente relazioni diplomatiche, ma numerosi uomini d'affari israeliani, con il beneplacito della ricca monarchia del Golfo, arrivano quotidianamente a Dubai per concludere accordi di notevole rilevanza economica. lunedì 1 marzo 2010
IL VERTICE DI DAMASCO E LA STRATEGIA DELLA SIRIA
di Daniel Arbib Tiberi
Il 25 febbraio scorso, si è svolto a Damasco un importante Vertice per il rafforzamento del fronte anti-occidentale. Il Presidente siriano Bashir al-Assad, infatti, ha ricevuto la visita del Presidente iraniano Mahumoud Ahmadinejad e del Segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah.
Durante questa visita, il Presidente iraniano ha incontrato privatamente anche il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, il Segretario generale della Jihad Islamica palestinese Ziad Nahla e Ahmed Jibril, fondatore e leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG).
Il 25 febbraio scorso, si è svolto a Damasco un importante Vertice per il rafforzamento del fronte anti-occidentale. Il Presidente siriano Bashir al-Assad, infatti, ha ricevuto la visita del Presidente iraniano Mahumoud Ahmadinejad e del Segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah. Durante questa visita, il Presidente iraniano ha incontrato privatamente anche il leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, il Segretario generale della Jihad Islamica palestinese Ziad Nahla e Ahmed Jibril, fondatore e leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG).
lunedì 22 febbraio 2010
ANCHE MOSCA VOLTA LE SPALLE A TEHERAN
di Daniel Arbib Tiberi
Con Teheran, la Comunità internazionale, sta lentamente perdendo la pazienza. Due sono gli avvenimenti recenti che dimostrano questo stato di inquietudine da parte, soprattutto, delle maggiori potenze mondiali: 1- la mancata vendita – ufficialmente per “problemi tecnici” - del sistema di difesa antimissile S-300 da parte della Russia a Teheran; 2- il rapporto, ufficialmente classificato come “confidenziale”, trapelato dagli uffici della AIEA che, senza mezzi termini, dichiara la preoccupazione dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica sugli obiettivi iraniani di arricchimento dell’uranio oltre il 20%.
Con Teheran, la Comunità internazionale, sta lentamente perdendo la pazienza. Due sono gli avvenimenti recenti che dimostrano questo stato di inquietudine da parte, soprattutto, delle maggiori potenze mondiali: 1- la mancata vendita – ufficialmente per “problemi tecnici” - del sistema di difesa antimissile S-300 da parte della Russia a Teheran; 2- il rapporto, ufficialmente classificato come “confidenziale”, trapelato dagli uffici della AIEA che, senza mezzi termini, dichiara la preoccupazione dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica sugli obiettivi iraniani di arricchimento dell’uranio oltre il 20%. lunedì 15 febbraio 2010
MEDIORIENTE: STRANE "ALLEANZE" PER FERMARE L'IRAN
di Daniel Arbib Tiberi
L’Iran fa paura alle monarchie del Golfo Persico. Questa affermazione, certamente, non rappresenta più una novità e non stupisce ormai nessuno. Quello che risulta interessante osservare però, sono gli strani rapporti informali che derivano dai timori che la politica di Teheran scatena nell’area del Medio Oriente...
L’Iran fa paura alle monarchie del Golfo Persico. Questa affermazione, certamente, non rappresenta più una novità e non stupisce ormai nessuno. Quello che risulta interessante osservare però, sono gli strani rapporti informali che derivano dai timori che la politica di Teheran scatena nell’area del Medio Oriente...
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