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venerdì 18 novembre 2011

IL QATAR VUOLE ENTRARE NEL SISTEMA DI DIFESA "MEADS" PER DIFENDERSI DALL'IRAN

Il cosiddetto sistema MEADS – Medium Extended Air Defense System – è il nuovo programma di difesa antimissile a medio raggio che dovrebbe sostituire il sistema di difesa basato sui missili americani Patriot. Il programma – controllato direttamente dalla Nato attraverso un organismo denominato NAMEADSMO (NATO Medium Extended Air Defence System Management Organization) – vede coinvolti ovviamente gli Stati Uniti (finanziatori del 58% del progetto), in cooperazione soprattutto con l’Italia e la Germania. Il programma MEADS, infatti, è direttamente figlio di un consorzio d’imprese composto dalla statunitense Lockeed Martin, dalla pan-europea EADS (European Aeronautic Defense and Space Company) e dall’italiana MBDA Alenia.

sabato 22 ottobre 2011

IL FUTURO DELL'ARABIA SAUDITA DOPO LA MORTE DEL SULTANO BIN ABDUL-AZIZ. CHI E' IL PRINCIPE NAYEF ?

E’ morto ad 86 anni in un ospedale di New York il Sultano dell’Arabia Saudita bin Abdul-Aziz al-Saud. Il Sultano, che in patria occupava la posizione di Vice Primo Ministro e di Ministro della Difesa e dell’Aviazione, era in linea di successione l’erede al trono della Casa Wahabita, destinato a prendere il posto di Re Abdullah. A questo punto è interessante capire chi potrebbe prendere il posto dell’attuale sovrano nel prossimo futuro, soprattutto considerando i cambiamenti che stanno investendo l’Arabia Saudita negli ultimi tempi.

mercoledì 5 ottobre 2011

L'ARABIA SAUDITA E LA PRIMAVERA ARABA: QUANDO LO STATUS QUO NON BASTA PIU'

L’Arabia Saudita, sebbene lentamente, è un Paese in pieno mutamento. Scalfita solamente parzialmente dalla Primavera Araba, la monarchia degli Al Saud ha intrapreso differenti iniziative per rispondere ai cambiamenti geopolitici che stanno attraversando il Medioriente. In Arabia Saudita, va ricordato, il movimento di protesta è stato debole e di breve periodo. Non per questo, però, gli Al Saud hanno voltato le spalle a quanto stava accadendo intorno a loro. La monarchia degli Al Saud, infatti, ha intrapreso una strategia dal doppio volto: per un verso ha assistito in silenzio alle rivolte popolari accettando il responso “della piazza”; per un altro verso, però, ha accolto personaggi come l’ex Presidente tunisino Ben Ali e il Presidente Yemenita Salehi e ha spinto il Consiglio di Cooperazione del Golfo ad intervenire direttamente in Baharain, piccola monarchia geograficamente vicina all’Iran minacciata dalle proteste della popolazione di fede sciita.

venerdì 9 settembre 2011

LA TURCHIA ROMPE CON ISRAELE PER "SUPERARE" IRAN E ARABIA SAUDITA

La decisione della Turchia di abbassare le relazioni diplomatiche con Israele ad un “secondo livello”, rientra in una chiara strategia che, ormai da un paio di anni, Ankara sta seguendo con il preciso scopo di rilanciare la sua forza nell’area mediorientale. La Mavi Marmara e il cosiddetto “Rapporto Palmer” (che ha dichiarato legale il blocco navale su Gaza), sono stati solamente due mezzi – certamente importanti - per raggiungere il rilancio dell’influenza turca nella regione, questa volta facendo leva soprattutto sulle velleità islamiche moderate della Repubblica creata nata nel 1923.

mercoledì 31 agosto 2011

LA CRISI SIRIANA SCUOTE LA POLITICA LIBANESE: LE CONTRADDIZIONI DI NASRALLAH E IL RIFIUTO DI HARIRI


Il Libano rischia di essere risucchiato nel grande vortice che sta attraversando la vicina Siria. Da mesi, va ricordato, nella Repubblica siriana è in atto una brutale repressione che ha visto le forze di Bashar al-Assad uccidere oltre 2000 manifestanti. Una drammatica escalation di violenza a cui hanno attivamente contribuito i paramilitari iraniani (Pasdaran, Basij, Forza Qods) che hanno importato a Damasco, Hara, Dara’a e Homs, i metodi radicali messi in atto nel loro Paese dopo le elezioni presidenziali del 2009. La scelta drastica di Bashar sta, però, avendo un effetto diretto sull’intera regione mediorientale.

martedì 9 agosto 2011

RIYADH E ANKARA ABBANDONANO IL REGIME SIRIANO NELLA SPERANZA DI FERMARE TEHERAN...

La rivolta siriana prosegue ormai da mesi e, a quanto pare, non accenna a fermarsi. Il Presidente Bashir al-Assad ha strategia a due profili: per un verso ha lanciato un dialogo nazionale volto alla riconciliazione e ha varato un decreto permette la formazione di nuovi partiti (promettendo nuove elezioni per la fine del 2011); per un altro verso, il peggiore, ha iniziato una terribile campagna repressiva che da giorni sta mettendo a fuoco e fiamme le città di Hama e di Deir ez Zor. A quanto pare, però, questa strategia bifronte – favorita dal sostegno attivo nella repressione da parte del dell’Iran – sembra destinata ad un drammatico fallimento per diversi motivi.

venerdì 5 agosto 2011

LA RIVOLUZIONE NELLE "CIVIL-MILITARY RELATIONS" IN TURCHIA: ANALISI E PROSPETTIVE

Si potrebbe chiamarla la “rivoluzione nelle civil-military relations” in Turchia. Quanto sta accadendo in questi giorni ad Ankara, rappresenta una vera e proprio svolta storia per quanto concerne la politica interna (e non solo) della Repubblica creata da Mustafa Kemal Atatürk nel 1923. Si ricorderà che, con lo scoppio dello scandalo denominato “Ergenok” e dopo il cosiddetto “affare Bayloz”, tra i vertici militari e il Governo era scoppiato un vero e proprio scontro politico. In un raid improvviso, infatti, Erdogan aveva fatto arrestare numerosi vertici militari e intellettuali di rilievo con l’accusa di voler creare una “strategia delle tensione” nel Paese e favorire un golpe militare.

mercoledì 3 agosto 2011

SIRIA E IRAN: QUATTRO IMPORTANTI DIFFERENZE

La rivolata popolare in Siria sta attraversando in questi giorni il suo momento più alto. La repressione del regime si è fatta sempre più forte e i carri armati di Maher al-Assad hanno compiuto una vera e propria strage a d Hama. La Comunità internazionale ha espresso il proprio sdegno ma, nonostante la coraggiosa mossa della Farnesina che ha richiamato il suo Ambasciatore a Damasco, la diplomazia europea non sembra intenzionata a seguire la linea italiana. Il Consiglio delle Nazioni Unite, da parte sua, è praticamente bloccato dal veto di Russia e Cina, interessate alla stabilizzazione del regime siriano e non alla sua eventuale caduta. Proprio per l’impossibilità di intervenire militarmente, diversi analisti hanno paragonato il caso siriano al caso iraniano e ne hanno evidenziato le differenze con la situazione libica. Nonostante alcune similitudini, però, Damasco e Teheran sono assai differenti.

martedì 26 luglio 2011

IL SIGNIFICATO (GEO)POLITICO DEL NUOVO ACCORDO ENERGETICO TRA IRAN, IRAQ E SIRIA.

Il 25 luglio le agenzie di stampa internazionali hanno battuto la notizia della firma di un nuovo importante accordo in campo energetico tra Iran, Iraq e Siria. L’accordo, del valore di oltre 10 miliardi di dollari, prevede la costruzione di un nuovo gasdotto che, partendo dal porto iraniano di Assalouyeh (provincia di Bushehr), raggiungerà Damasco passando per l’Iraq. Il nuovo “pipeline” dovrebbe garantire 25 millioni di metri cubi di gas al giorno sia alla Siria che all’Iraq (il gas è quello dell’impianto di South Pars nel Golfo Persico). Ci sono diversi motivi per cui, un patto del genere, deve far riflettere la diplomazia internazionale. Di seguito tratteremo brevemente tre di queste ragioni.

lunedì 25 luglio 2011

HAMAS SI RIARMA GRAZIE ALLA "PRIMAVERA ARABA" E ALLA GUERRA IN LIBIA

di Daniel Arbib Tiberi

La “Primavera araba” ha aperto la strada alla ribellione di molti giovani che, umiliati da anni di regime autoritario, hanno deciso di ribellarsi a sistemi corrotti e repressivi. Per un altro verso, però, la rivolta nei paesi mediorientali ha riportato al centro dello schema politico i partiti islamisti favorevoli alla sharia e ha creato un generale stato di anarchia nell’area che, per il momento, non è ancora possibile capire come terminerà. Uno degli effetti collaterali di questa situazione potrebbe essere l’arrivo di un enorme quantitativo di armamenti nella Striscia di Gaza. L’allarme è stato lanciato dall’intelligence israeliana e ripreso dal quotidiano progressista Haaretz.

giovedì 21 luglio 2011

LO "SHALE GAS" RIVOLUZIONERÀ' LA GEOPOLITICA MONDIALE? LE PAURE DI MOSCA E TEHERAN.

di Daniel Arbib Tiberi

Probabilmente in pochi sapranno che cosa è lo “shale gas”, ovvero il gas che si estrae da un sedimento naturale (lo scisto) e che, secondo gli esperti è destinato a mutare completamente il mercato dell’energia nel prossimo futuro. In questo senso, una conferma importante è arrivata in questi giorni dai risultati dello studio del Baker Intitute for Public Polity cella Rice University. Il lavoro, intitolato per l’appunto “Shale Gas and U.S. National Security”, è stato finanziato molto significativamente dal Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti. Quali sono le conclusioni degli esperti del Baker Institute?

martedì 19 luglio 2011

UN UOMO DI HEZBOLLAH ALLA GUIDA DELL'INTELLIGENCE LIBANESE?

di Daniel Arbib Tiberi

Alla fine il Gabinetto libanese, guidato dal nuovo Primo Ministro Najjb Mikati, ha nominato Abbas Ibrahim come nuovo Direttore del “General Security Directorate” (GSD), ovvero del servizio segreto del Libano. La nomina è importante per due motivi: in primis il ruolo di capo dei servizi segreti è sempre centrale nella vita istituzionale di un Paese (soprattutto uno Stato in crisi come il Libano); in secondo luogo, la nuova nomina decisa dal Governo Mikati è rilevante sotto il profilo degli equilibri interni del Paese dei Cedri, in considerazione del fatto che Abbas Ibrahim è visto da numerosi esponenti della coalizione “14 marzo” guidata dall’ex Premier Saad Hariri come una personalità eccessivamente legata ad Hezbollah.

lunedì 18 luglio 2011

PAKISTAN E IRAN: INCONTRARSI PER POI LASCIARSI?

di Daniel Arbib Tiberi

Qualche giorno fa Meir Javendafar, Presidente del centro Studi “Middle East Economic and Political Analysis Company” (meepas) e editorialista di numerosi quotidiani, ha scritto un interessantissimo articolo sul “The Atlantic” in merito alla nuova politica dell’Iran verso il Pakistan (il pezzo si intitola “Has Obama Pushed Pakistan Toward Iran?). Dopo l’uccisione di Osama Bin Laden, infatti, i rapporti speciali tra Stati Uniti e Pakistan si sono molto raffreddati. Islamabad ha rinfacciato all’alleato americano di aver agito senza preavvisare i servizi segreti pakistani (ISI) e ha espulso i consiglieri americani, mentre Washington ha fatto capire chiaro e tondo di aver scelto la via unilaterale perché consapevole di non potersi fidare dell’ISI (da sempre accusato di fare il doppio gioco verso la lotta al fondamentalismo islamico e al terrorismo).

martedì 12 luglio 2011

ANALISI: COSA STA ACCADENDO IN IRAN?

di Daniel Arbib Tiberi

Che cosa sta accadendo in Iran? Come è possibile spiegare lo scontro al vertice tra la Guida Suprema Ali Khamenei e il Presidente Ahmadinejad? Come è possibile che proprio Khamenei, a cui Ahmadinejad deve la rielezione del 2009, stia abbandonando il Presidente iraniano? Apparentemente, per chi non segue quotidianamente quanto accade in Iran, è difficile capire come si è arrivati a questa lotta di potere nella Repubblica Islamica. In verità, però, quanto sta accadendo ora rappresenta l’acme di una frattura ormai iniziata da qualche mese.

lunedì 11 luglio 2011

ECCO COME IL RIVOLUZIONARIO IRAN AIUTA I REGIMI IN SIRIA E IN LIBIA...

di Daniel Arbib Tiberi

Quando la “Primavera Araba” ha cominciato ad occupare le prime pagine di tutti i telegiornali internazionali, la Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato il suo sostegno ufficiale ai movimenti di rivolta popolare. A dispetto delle repressioni messe in atto dopo le elezioni presidenziali del 2009 in Iran, Teheran ha sostenuto pubblicamente che le rivolte arabe fossero direttamente ispirate dalla rivoluzione khomeinista del 1979 e ha “benedetto” i rivoltosi come dei martiri della libertà. Un’azione politica apparentemente comprensibile. Se non fosse per il fatto che, nella realtà, si è trattato di una benedizione impartita ad uso e consumo degli interessi geostrategici del regime guidato dall’Ayatollah Khamenei.

giovedì 7 luglio 2011

LA GERMANIA VENDE I TANK ALL'ARABIA SAUDITA E SI ALLONTANA DALL'IRAN

di Daniel Arbib Tiberi

La notizia sta creando numerose polemiche in Germania da qualche giorno: il Governo di Angela Merkel intende vendere all’Arabia Saudita 200 tank Leopard 2, carro armato prodotto dalla Krauss-Maffei Wegmann, in un accordo bilaterale dal valore di miliardi di euro. La notizia è stata diffusa inizialmente dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung (SZ) e confermata dopo alcuni giorni dal Vice Ministro dell’Economia della Germania Hans-Joachim Otto. Hans-Joachim Otto, da parte sua, ha rimandato al mittente le polemiche evidenziando come Riyadh rappresenti per Berlino “un super-potenza regionale”.

lunedì 27 giugno 2011

LE PAURE DI HEZBOLLAH...

di Daniel Arbib Tiberi


Le indiscrezioni parlano chiaro: le Nazioni Unite hanno intenzione di portare davanti al Tribunale Internazionale cinque membri del movimento Hezbollah (“Partito di dio”), con l’accusa di aver ucciso nel 2005 l’allora Premier libanese Rafiq Hariri. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe di un duro colpo per i miliziani sciiti che si troverebbero in serio imbarazzo non soltanto davanti alla Comunità Internazionale, ma soprattutto dinanzi al popolo libanese. Hezbollah, infatti, ha fatto della lotta al Tribunale Speciale Internazionale (TSI) instaurato dopo l’omicidio Hariri il centro di gravità della sua strategia politica nazionale e, proprio su questo aspetto, ha determinato la caduta del Governo Saad Hariri e la nomina a nuovo Premier libanese del filo iraniano Mikati.

venerdì 10 giugno 2011

GLI SCONTRI SUL GOLAN: L'ENNESIMO FALLIMENTARE TENTATIVO DEGLI ASSAD DI SALVARE IL LORO POTERE

di Daniel Arbib Tiberi

Lo scorso 5 giugno, sulle alture del Golan, un gruppo di palestinesi ha tentato di forzare il confine con Israele ed entrare nello Stato ebraico.
Il risultato, ovvio e naturale, è stato quello di uno scontro armato che ha portato alla morte di diversi manifestanti. Le persone decedute, al contrario di quello che sostiene l’agenzia di stampa siriana Sanaa, non sarebbero ventitré ma tredici, molti dei quali morti saltando su una mina posta sulle Alture dagli stessi militari siriani. L’azione è stata una chiara provocazione da parte del regime siriano nel tentativo di spostare l’attenzione internazionale dalle proteste interne, ad un più generale conflitto esterno.

lunedì 30 maggio 2011

LE RELAZIONI TRA STATI UNITI E PAKISTAN DOPO L' "OPERAZIONE GERONIMO"

di Daniel Arbib Tiberi


La morte di Bin Laden è stata un importante colpo per la rete terroristica di Al-Qaeda. Nonostante la nomina di un successore da parte de “La Base”, numerosi analisti hanno predetto una parabola discendente dell’organizzazione radicale sunnita (tra questi Fareed Zakaria). L’operazione dei Navy Seals – un’azione tecnicamente perfetta – ha determinato, però, una crisi diplomatica tra Stati Uniti e Pakistan: la decisione di uccidere il leader di Al Qaeda, infatti, è partita direttamente da Washington e non è stata condivisa in alcun modo con le autorità di Islamabad. Al contrario, la decisione unilaterale della Casa Bianca è stata una chiara dimostrazione della sfiducia americana verso l’alleato pachistano, da sempre accusato di avere un atteggiamento ambivalente nei confronti del supporto al radicalismo islamico.

martedì 3 maggio 2011

LA MORTE DI BIN LADEN: CERTEZZE E RIFLESSIONI

di Daniel Arbib Tiberi

Domenica notte (alle 23 circa negli Stati Uniti) il Presidente americano si è rivolto alla nazione per un discorso urgente sulla sicurezza nazionale: Bin Laden, il creatore di al-Qaeda e il terribile principale responsabile delle stragi dell’11 settembre 2001 era morto, ucciso da un commando dei Navy Seal in una operazione segreta avvenuta in Pakistan, a 50 kilometri dalla capitale Islamabad. Immediatamente dopo l’annuncio, la notizia ha provocato numerose discussioni che, probabilmente, saranno linfa vitale ancora per anni per tutti quelli che amano la dietrologia. D’altronde, anche importanti quotidiani nazionali hanno pubblicato diversi articoli in cui, tutte le contraddizioni dell’operazione sono messe in evidenza, favorendo, indubbiamente, una discutibile speculazione sulla notizia principale.